Tra i paesi che hanno maggiormente fatto ricorso a politiche di incentivi per lo sviluppo delle rinnovabili l’Italia è quello che presenta le maggiori contraddizioni. La straordinaria crescita della domanda energetica nel settore fotovoltaico ha causato un drammatico peggioramento del deficit commerciale nelle tecnologie per le rinnovabili.

Nel 2010 il peggior risultato, nonostante la crisi economica: più di 11 miliardi di dollari correnti di deficit nel fotovoltaico di cui circa un quarto spettanti all’interscambio con la Germania.

Lo sviluppo delle rinnovabili in Italia non ha seguito per molti versi tendenze dissimili da quelle registrate mediamente in Europa, incluso il ruolo che è stato assegnato alla introduzione di incentivi per favorire il decollo del settore. Il nostro Paese si è mostrato però piuttosto deficitario nell’impegno in ricerca (pubblica) e nella capacità di stimolare e sostenere nuove filiere industriali.

 L’andamento del deficit commerciale determinato dallo straordinario aumento delle importazioni, specialmente nel fotovoltaico, è risultato pertanto sempre più divergente da quello relativo alla media dei paesi dell’UE-15, e ha toccato il suo massimo proprio nel 2010, con più di 11 miliardi di dollari correnti (circa quattro volte e mezzo il valore dell’anno precedente) nonostante l’inasprirsi della crisi economica. Di tale deficit circa un quarto è da attribuirsi all’interscambio con la Germania ed è pari al 10% del surplus che l’economia tedesca realizza nel manifatturiero nei confronti del nostro Paese.

 L’Italia e il vincolo estero generato dallo sviluppo del fotovoltaico (indice 2002 = 0) 

 

 

Fonte: Elaborazione dell’Osservatorio ENEA sulla Competitività Tecnologica su dati OECD-ITCS e EurObserv’ER.

 È dunque innegabile l’emergere per l’Italia di un nuovo vincolo estero energetico, di natura però tecnologica. La divergenza tra il deficit italiano e quello dell’Europa nelle tecnologie rinnovabili mette in rilievo l’estrema fragilità dello sviluppo dell’energia rinnovabile nel Paese. L’esistenza di un vincolo estero è comunque limitativa della capacità di crescita dell’economia e, di conseguenza, dell’occupazione al suo interno. Ciò significa in altri termini che la valutazione del potenziale di occupazione che dalla transizione alla green economy può scaturire, deve essere fatta al netto dei vincoli d’offerta del sistema produttivo, che come tali possono generare un vincolo estero allo sviluppo più o meno stringete, a detrimento della capacità di crescita dell’intero sistema economico.

Politiche orientate alla formazione di professionalità avanzate, pure necessarie nel processo di transizione alla green economy, debbono essere certamente perseguite, ma non possono prescindere da tali effetti sistemici sull’occupazione che la transizione può generare.

L’Italia mostra ancora una significativa debolezza nell’investimento pubblico in ricerca e una struttura relativamente arretrata del sistema industriale, con un’intensità tecnologica come minimo tre volte inferiore a quella dei paesi più avanzati (inclusa la Germania).

Il perseguimento di una politica energetica di sviluppo delle rinnovabili in Italia dovrà perciò accompagnarsi ad un maggiore slancio della spesa pubblica in ricerca energetica e a politiche industriali volte a orientare la specializzazione produttiva del sistema industriale verso settori a maggiore intensità tecnologica, così come (invece) avvenuto nei paesi europei più avanzati.

 

[Fonte ENEA Il Compendio del Rapporto Energia e Ambiente 2009-2010]

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